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| Divin poeta |
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Iscritto il: ven ago 26, 2005 11:14 am Messaggi: 864
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Una delle principali differenze tra un gatto e una bugia è che un gatto ha soltanto nove vite. (Mark Twain, in Wilson lo Zuccone)
La verità , come la luce, acceca. La menzogna invece è un bel crepuscolo, che mette in valore tutti gli oggetti. (Albert Camus, in La caduta) Mentire è arte antica, subdola e raffinata, e come tale non certo appannaggio di chiunque; anche se ognuno è di sicuro in grado di raccontare bugie. Voglio dire, impegno e risorse intellettuali necessari a fare di un bugiardo qualunque un bugiardo professionista, sono appannaggio di pochi eletti.
Mentire è arte subdola, perché quasi sempre la bugia è destinata a falsare una prospettiva o a nascondere una verità , ma in ambo i casi, ad esclusivo beneficio del bugiardo; è arte raffinata, perché la capacità di sintesi, la memoria, il ricordo della consequaentia eventorum e di come, quando ed in che misura vero e falso s’intreccino tra loro, sono prerogativa unica di menti sopra la media, dotate di una non comune capacità di sintesi.
Ciascuno di noi conosce perfettamente quanto sia faticoso mentire, certamente assai più impegnativo che dire la verità : la menzogna infatti attraversa trasversalmente la realtà , legandosi ad essa in modo talmente indissolubile da non riuscire più a lasciar distinguere spesso l’una dall’altra. Ma trattandosi pur sempre di un forzato trapianto dell’inesistente sull’esistente, la cura nel rendere credibile la fase preparatoria e quella successiva dovrebbe essere chirurgica: è già tragico esser scoperti dopo, ma esserlo mentre è davvero avvilente. La flagranza, d’altronde, compare anche nella casistica giudiziaria.
Se da un lato la menzogna può recare beneficio immediato a chi nasconda la verità (sotto forma di fastidio risparmiato, di giustificazione non necessaria, di rimprovero scampato; o simulando l’avvenuto, o una qualità , una presenza, una frase detta o non detta), e sebbene nella maggior parte dei casi chi menta riesca inspiegabilmente a farla franca, dall’altro la falsità reca con sé un rischio assolutamente inevitabile. Quel rischio si chiama esser scoperti, o smentiti; o assai più raramente, costretti a trovare il coraggio d’esser sinceri, per necessità o per scelta.
Qualunque sia la genesi della bugia rivelata a chi l’abbia subita, il pericolo è dunque rappresentato proprio dalla reazione non sempre prevedibile della vittima. Chi mente sa molto bene che nel preciso momento in cui una verità venisse distorta, traviata o più semplicemente nascosta, la scoperta del camuffamento siederebbe accanto alla certezza di una subentrante ed inevitabile sfiducia in lui. E la fiducia perduta è tanto più complicata da riscattare, quanto più chi l’abbia smarrita non si renda conto di doverla riconquistare con sudore e sangue: certi bugiardi s’illudono di poter tornare credibili senza alcun contrappasso. Di rifarsi una verginità senza pagar dazio. Aspettando genericamente che passi.
Sarà per questo che se pure esistono bugie veniali e bugie assai più gravi, ogni falsità scoperta contribuisce a sgretolare la credibilità del mentitore in chi dapprima ne fosse all’oscuro. E non ha alcuna importanza che si sia alterata la verità su un orario, su un luogo, su un’età , su una vicenda, su una frequentazione o su un adulterio, non in assoluto almeno: la presa di coscienza d’aver riposto stima e fiducia incondizionati in una persona capace di tradirle, è inizialmente indipendente dall’entità della frottola. Senza parlare poi della eventuale recidività , magari scoperta in tempi ravvicinati, che trasforma la scarsa attendibilità in sfiducia. Mentire a ripetizione dopo esser stati già perdonati, è un vero e proprio suicidio intellettuale; e non c’è pugnalata al cuore peggiore che la presa di coscienza d’esser stati reiteratamente raggirati non già dal nemico, ma dalla persona che ritenevamo vicina, ed in cui riponevamo stima e fiducia.
In altre parole, mentire è come stillare una goccia in un vaso già traboccante: che la fandonia sia piccola o grande, la tracimazione sarà in ogni caso assicurata. La gravità semmai dipenderà non solo dalla quantità debordata, ma da quale e quanta voglia racimolerà - chi abbia trasgredito - di riguadagnarsi una nuova credibilità .
Spesso ci si vuol convincere d’aver mentito a fin di bene, o perché non s’avesse scelta (e questo ci può stare, ma solo in alcuni casi gravi e disperati che ognuno immagina); e con altrettanta frequenza, di non aver fatto nulla di male nel non esser stati del tutto sinceri. Ma in tutti questi casi, rimane l’assoluto egoismo d’aver deciso e stabilito sulla pelle altrui; e d’esser stati giudici di se stessi troppo benevoli. E’ l’illusione di chi si sia sentito lusingato dalla certezza (in realtà effimera) di non rischiare la scoperta dell’inganno… ma essendo praticamente impossibile prevedere tutte le incognite conseguenti alla menzogna, il momento di gettare la maschera può divenir via di mezzo tra l’imbarazzo della giustificazione ed un confuso sbigottimento, quello strano smarrimento cagionato dal dover rinunciare ad un sotterfugio - prima ritenuto perfetto ed inattaccabile – cercando nel frattempo una spiegazione verosimile.
Restando in tema di bugiardi eccessivamente autoindulgenti, ne esiste una categoria davvero straordinaria: è la genìa di quei falsi matricolati, talmente persuasi di non aver peccato di insincerità , da convincersi assurdamente d’esser stati sinceri. Parlano, strepitano, si difendono, ribattono, confutano i fatti come se in realtà non fossero mai avvenuti ed il loro interlocutore fosse un visionario. Statene alla larga, per essi non c’è speranza. A questa tipologia appartengono anche mitomani e millantatori, strani e penosi personaggi che seguitando a spacciarsi per quello che non sono ma vorrebbero essere, finiscono col crederci davvero, dimenticando la loro reale natura.
Una varietà abilissima di mentitori è quella dei doppiogiochisti, camaleontici personaggi in grado di vivere due esistenze parallele in due mondi paralleli, mostrando due facce diverse a seconda degli ambiti in cui si rivelino. Questa particolare classe d’opportunisti è doppiamente subdola, perché generalmente mente su due fronti… per questo deve mostrare ancor più scaltrezza, in quanto anche il rischio d’essere smascherata è bivalente.
Altra categoria di mentitori assai diffusa è quella che battezzerei dei mentitori-matrioska. Costoro per camuffare o giustificare la menzogna ormai scoperta, ne inventano un’altra; e per rendere credibile la seconda, ne tirano fuori una terza, e così via. Il risultato è grottesco ed indecoroso, perché generalmente questi ciarlatani si ritrovano impelagati in una fitta e poco credibile rete di mezze verità ed invenzioni da fantascienza, finendo inevitabilmente col contraddirsi e cadendo in trappola da soli. I mentitori-matrioska sono in assoluto i più patetici.
Comunque stiano le cose, ovunque sia la verità , mentire è un gioco sporco e rischioso che può conseguire al massimo vittorie effimere, e - tranne che per alcuni casi cronici – far abbassare lo sguardo allo specchio dalla vergogna; senza contare che vincere barando potrà qualche volta andar bene, magari al tavolo verde, ma la vita… è ben altra cosa. L’Inganno rappresenta quindi una scommessa contro il destino impietoso, in cui spessissimo si riscuote meno della posta giocata. Ma soprattutto, esso raffigura – una volta scoperti - il rischio assai spesso sottovalutato di non esser più creduti: nemmeno quando - da quel momento in poi - si divenga realmente sinceri.
Assodato che i santi stiano in cielo, mentre la terra sia popolata di uomini affatto perfetti, chi mente deve assolutamente mandare a memoria due semplici postulati: che non esistono menzogne prive del rischio d’esser scoperte, ma soprattutto che la verità è sempre in agguato.
E la verità non fa sconti.
A nessuno.
P.S: Qualcuno potrebbe chiedersi: ma tu che predichi tanto bene… sei sempre sincero? La risposta è no. Io razzolo male, perché sono un gran bugiardo. Infatti tutto quello che avete letto sinora è completamente falso...
_________________ ...e col tempo, con l'età e nel vento resterò... uomo amato per metà , un ribelle e poeta per metà ...
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